30/04/2007
Limite Orizzontale
Sono due le categorie di uomini che lavorano in questa giornata: coloro che si battono per rendere il mondo un posto migliore e quelli che la medesima battaglia l’hanno già combattuta e persa. Io, col mio impiego fatto di numeri, pixel e polvere, temo di aver già dovuto scegliere da che parte stare, eppure non mi rassegno a domandarmi cosa mi separi dall’infilarmi nel dolce abbraccio di sole ed acqua sotto un cielo dipinto di sereno. Dovere, fottuto dovere! Sei una palla al piede, peggio del raffreddore, più fastidioso degli ossicini del pollo e più pesante del passato che torna a visitarti la notte, quando pensi di essere invulnerabile. Nonostante quel che si dice in giro, nemmeno nei sogni gli uomini sono realmente liberi. Chiodo scaccia chiodo, solo in una parete sufficientemente resistente, altrimenti non ottieni altro che provocare una crepa. Quanta saggezza mi ispira il silenzio dell’ufficio, anche se in questo momento vorrei anch’io un alchimista che mi sussurra all’orecchio qualche tenera utopia; e io gli crederei, visto che credere all’impossibile rimane cosa più semplice che accettare la realtà. Venerdì ho letto una frase su un muretto, diceva: vorrei qualcuno che mi ami e qualcuno da amare….pensiero banale ma carino in vista dell’estate, io però ci aggiungerei:…..e vorrei che siano la stessa persona, altrimenti è meglio lasciar perdere. Per fortuna sono seguiti poi due giorni di amici, birra e carne alla brace per ricordare alcune cose dimenticate e per restituire all’oblio qualche inguaribile fantasma, troppo bello per essere esorcizzato. C’è voluta anche una salita, un bosco e 14 sudate stazioni per prendere quota, per espiare la pigrizia e la cecità di chi si è scontrato con la felicità e se l’è lasciata scappare, senza aver saputo voltarsi indietro. Mentre sei lì che litighi con la gravità contraria non capisci se i trecento metri che separano l’orto degli ulivi dal sepolcro sono la tua punizione o la tua seconda possibilità. E quando mi trovo in cima non posso fare a meno di chiedermi: come hanno potuto non vederla, come avrei potuto non innamorarmene?
Viga
26/04/2007
A volte ritornano...
Certe volte hai voglia di non fare una mazza....questa voglia mi dura da 2 settimane circa...sarà sta primavera che mi sta uccidendo,o forse il caldo...sarà,ma ogni mattina svegliarsi è un'impresa titanica.Meno male che tra meno di 24 ore inizia il ponte,quello che ci porterà diretti nel mese di maggio,l'ouverture della bella stagione.
Non mi son fatto sentre molto ultimamente,veramente non vedo il solito gruppo da una vita,eccezione fatta per qualcuno.Passerà tutto e quando sarò in forma(mentale)sarò più presente di prima!!!! Il fisico non è mai fuori forma! :-) Stasera 2 ore esatte d'allenamento.... bicipiti,tricipiti e spalle...il tutto contornato da una marea di tipe che mi continuavan a guardare e sbavare!!!! Ho esagerato?? :-D Va beh dai,ho rivisto gente ke eran anni luce che non veniva + ad allenarsi,gente che vedo spesso e che continuo a vedere...ma d'altronde fin quando ci si ritrova in palestra vuol dire che tutto va bene! e se va tutto bene...vado bene pure io!!!!!!Regaz sono le 23,il gelato mi attende,ovviamente al cocco.See u next time..e se non scrivo + entro il fine settimana buon ponte a tutti!!! E ciulate!!!! :-D
Ola
Pollo
23/04/2007
Eskimo Roll
Weekend intenso, caldo, delicato, passato a tentare di annegarmi con una canoa, una pagaia e una rudimentale infarinatura su come riportare la chiglia in posizione in caso di ribaltamento. Esperimenti disperati, in cui hai un brevissimo istante per fallire la capovolta e qualche lunghissimo attimo per agitarti sentendo l’aria che finisce e le gambe che sono ancora bloccate. A volte capitano momenti del genere, solo che non stai scherzando con onde e vento e non è l’acqua a inaridirti il respiro, basta anche solo un sospiro, come la frase giusta, ovviamente non per te, sussurrata con imbarazzo al telefono o appoggiata tra le righe di una mail; il cuore scivola ruzzolando giù nella bocca dello stomaco e atterra sulle chiappe riportando solo qualche livido, spesso basta solo qualche goccia salata per avere la sensazione di affogare. A pensarci bene, credo che l’acqua di mare non sia la cosa più amara che mi è toccato buttar giù. Per fortuna l’estate sembra già qui, mancano solamente fuoco e risate, stelle cadute e mani sempre più ansiose di cose proibite, poi forse la smetterò di accanirmi e ribaltarmi da solo, lasciando a onde e spruzzi che sempre mi circondano la possibilità di provarci.
Viga
19/04/2007
Mai Mollare
Ci sono cose che non cambiano e irridono il tempo che passa, come quando giuri di non ricaderci, e ci ricadi, o ti innamori e pensi ti passerà, e non passa, o come quando l’Inter gioca una partita che non deve perdere……..e perde. E’ il momento di fermarsi a riflettere e sento il bisogno di fare un appello: “Viganò?” “Presente!” Comunque basta parlare di Inter, e delle vicende di 11 deficienti sempre a caccia di figure sopraffine; e basta pure con la parola amore, che mi si impasta in bocca, d’ora in poi lo chiamerò alvaro, quindi “vattene alvaro” direbbe un Omero dei giorni nostri e io aggiungerei anche una poco signorile, ma efficace, precisazione “vattene a fan culo”. Niente di personale, è solo la mia vita. E poi lo sapete cosa ho scoperto, che la storia che “fin che la barca va lasciala andare, fin che la barca va tu non remare” è la stronzata del millennio, soprattutto nel naviglio dove l’acqua si inventa i colori e il cielo si adegua sconsolato. Il weekend è lì dove dovrebbe sempre essere, poco più avanti, mi basta un respiro di energia, un pizzico di incoscienza e qualcosa potrei riuscire a combinarla: affogarmi, rilassarmi oppure comprare un gozzo. Dipende dal mare, dal vento e da Archimede. Datemi la leva giusta e forse riuscirò a sollevarmi il morale.
Viga
16/04/2007
Il Paese di Id
Primo weekend a casa dopo tante, forse troppe, improvvisate fughe lontano dai silenzi della city verso la costa, dove invece vento e onde di cose da dire ne hanno in esubero. Parole confuse, che quasi mai contengono risposte, ma a volte qualche domanda ben formulata perché nella maggior parte dei casi è proprio lì il problema, non nelle repliche che non otteniamo, ma nei quesiti che non siamo in grado di mettere insieme. Sei felice? Non ne ho idea! Allora cosa fai per essere felice? Lavoro, amici, biglia a spicchi, e un po’ di terra battuta, che non è mai abbastanza. E poi? E poi il resto è in cantina, nascosto dietro vecchi materassi, dove non si va mai a guardare per caso, dove non si fa mai la polvere, dove le cose smettono di esistere. Il primo caldo, ogni volta non te lo aspetti; lo guardi con diffidenza e temi di scoprirti, perché l’inverno è stato duro, ti ha ingarbugliato e la matassa manco hai ancora provato a scioglierla. Un mio amico si sposa! Bene sono felice per lui! Un altro mio amico va a convivere con la fidanzata! Che bella notizia! Un altro ancora si trasferisce sulla luna! Fantastico, spero si diverta. Ci sono cose che non distinguo, che assorbo come leggi fisiche troppo complicate e poesie così penetranti che finiscono per uscire dall’altra parte. A volte vorrei avere qualcuno che mi guardi le spalle e che mi dica cosa lascio indietro. Però riesco a ancora a girare la testa di lato e vedo tante cose che non vanno: la solitudine mascherata da carriera, l’ipocrisia che si trucca coi colori dell’arcobaleno e l’indifferenza che si mescola alla cosiddetta buona educazione. Il presente è in mano ad un governo pasticcione, a una stampa irresponsabile e a una magistratura di rara ottusità, tanto che, non pensavo sarei mai arrivato a dirlo, comincia a starmi simpatico quella merda di Corona, nonostante abbia procurato lo sfratto di qualche assassino o sfruttatore. Comunque grazie, c’è in giro un rompicoglioni in meno, adesso potete finalmente occuparvi di venditori di palloncini abusivi e dei cartomanti che stanno in Brera, sperando non esploda una rivolta a base di maledizioni e fatture. Alzando gli occhi, il futuro è anche peggio, viste le nuove generazioni, senza valori, senza timori, senza rispetto per persone, cose, sentimenti; tutto è un gioco, tutto è una cazzata, facile, immediato……come fare una telefonata, scrivere una mail, pubblicare un blog. Benvenuti tra la gente di Id.
Viga
Primo Messaggero: "Sire, Sire, il popolo ha sete!". Secondo Messaggero: "Sire, Sire: i mostri del fossato hanno fame!". Sire: "Intravedo una soluzione. (B. Parker)
12/04/2007
Passan le stagioni......
ma la musica è sempre la stessa! Grande Milan,grandissimi giocatori! E siamo in semifinale!!! Se poi si va ancora avanti meglio....la speranza è l'ultima a a morire!!! Ah,dimenticavo,ieri sera in campo c'erano 7 italiani titolari....l'inter quanti ne ha di titolari italiani fissi? Meditate....
Ola
Pollo
06/04/2007
Opening Game
La primavera è la stagione del risveglio; i sensi si destano, la natura si desta, la vita in generale si desta e anche coloro che scelgono di non sprecare sanguinose giornate festive a sfondare inermi divani o a contribuire al generale incremento dell’inflazione si destano. Succede sempre un sabato pomeriggio; è un giorno di festa, il paese comincia a riempirsi già la sera prima, giusto il tempo per un saluto e una birra salassante. Non c’è bisogno di darsi appuntamento, il rendez-vous è scontato, certo, come la morte e le tasse. La gente comincia ad arrivare poco dopo pranzo, prima quelli che hanno fretta di ricominciare, causa astinenza, come i senatori e i drogati da campino, poi quelli che fingono e si illudono di non avere dipendenza, infine tutti gli altri, con ritardi condizionati dalla loro passione per le pietanze unte e le fidanzate rompicoglioni. Comunque sia la partita che apre ufficialmente la stagione non aspetta nessuno, sei piuttosto tu che aspetti lei! Parte non appena si raggiunge il numero legale. Nell’aria si respira voglia di giocare, un caldo profumo di fatica da cui scaturisce il desiderio di vincere ad oltranza, puro e semplice. Questa ricorrenza riporta momenti memorabili, sfide totali, in cui non c’è mai stato posto per l’anonima fanteria ma solamente per leggendari cavalieri, personaggi unici e degni di essere ciascuno protagonista di una saga dedicata, come succedeva nell’antichità a quegli eroi troppo grandi per comparire tutti insieme sulla stessa scena. Ho perso il conto delle partite dominate da un Coccolino fuori categoria e scandite dalle sfuriate del Prof o dai sacramenti del Ludo; per non parlare delle volate decise da una ordigno di Fabio da postazione fuori gittata o delle coalizioni improvvisate rimandate a testare il pino dai backdoor della coppia Viga - Bros. E poi come dimenticare anche il Perla, il Tromb, Briano, Gottuzzo e di tutti gli altri che in questo giorno hanno amoreggiato con la gloria, conquistandola completamente o riuscendo solo a strapparle un timido sorriso. “Il giorno dopo” è un battito d’ali meno imperativo. Di solito ci sono frivolezze lacero contuse di cui occuparsi, unite a qualche giustificabile motivo di svago, che può ritardare l’inizio delle operazioni. Il credente per esempio ha un appuntamento tassativo col Creatore e il non credente è preso dal dubbio che forse si sbaglia e quindi va a sbirciare cosa racconta Dio a quell’altro; entrambi concordano però che anche un tenero agnellino perde tutta la sua innocenza se accompagnato con la giusta porzione di patate al forno. Detto ciò, non ci si può esimere dal ripresentarsi, a volte per continuare quello che si è interrotto qualche manciata di ore prima, oppure anche solo per una timida apparizione, spinti dalla golosità per un assaggio d’estate che profuma ancora di primavera.
Nel 92 si giocò tre giorni di fila, senza tregua, sotto un sole già sfacciatamente estivo; un’autentica battaglia con il Cocco a rimandare a Giugno tutti coloro che cercavano di detronizzarlo: la prima parte degli anni 90 è stata sua esclusiva proprietà, gli altri assistevano e basta. Poi rammento bene anche il 98, quando gli alieni rapirono un flaccido ragazzino di nome Niccolò Panella e lo sostituirono con mastodontico cacazzirro da combattimento, destinato a diventare uno tra gli elementi più squilibranti tra le forze di stanza da queste parti. Quindi mi viene in mente il passaggio del millennio, gli anni in cui facce conosciute si sono mescolate a graduali novizi, figli d’arte o assoluti sconosciuti, ma ciò conta poco, perché sull’asfalto non interessa a nessuno chi sei, importa solo quello che dimostri di saper fare. Negli ultimi tempi l’apertura di stagione ha assunto sembianze apparentemente più smorte, anch’essa vittima di questa folle gara a riempire i momenti spensierati della vita di “nulla” purché rilassante piuttosto che di “qualcosa” anche se faticoso. Per fortuna lo spirito originario soffia ancora tra questi alberi. Due giornate che volano, come uccelli di passo non fanno a tempo a posarsi che è già tempo di ripartire. Quando le partite si concludono e la sera arriva a congedare gli ultimi irriducibili, i palazzi ritornano ad essere vuoti contenitori di cose, l’aria cigola un po’ di malinconia e ci si rende conto che un piccolo antipasto, per quanto gustoso, non è stato in grado di placare la fame accumulata in tutto l’inverno. Le luci lentamente si abbassano, il pubblico è ormai già sulla strada di casa, ma sorride perché ormai il sipario è stato aperto e il palco già freme per il prossimo spettacolo che, pur facendosi un poco attendere, presto farà ritorno trionfale sulla scena.
Viga