08/02/2010
P.I.N. Occhio
Sapete cos’è une media mobile? E’ una media che si muove (bella scoperta!), che striscia nel tempo, diventando sempre più media e sempre meno mobile, un percorso che si stabilizza ma che nel giro di breve diventa anche noiosamente monotono. La si usa banalmente per prevedere il futuro basandosi sul recente passato, ma, fidatevi, se il vostro avvenire tende ad essere une media mobile, state sbagliando qualcosa, siete una fiamma senza calore, un fiore senza odore, rumore bianco in un mondo fatto si di suoni stonati, ma anche di armoniose melodie. Ecco che allora chi è un poco più evoluto e volenteroso, tira fuori lo smorzamento, ma non si accontenta, e lo vuole addirittura esponenziale. Solo che l’eco dei ricordi non è riconducibile a ferree equazioni matematiche e ieri può essere un sussurro se paragonato a giornate appartenute ad stagioni passate, ad anni passati, ad epoche che potrebbero non essere mai esistite. A volte sogno cose già successe o che sarebbero potute succedere e quando mi sveglio faccio fatica a ricordare se le ho vissute realmente o forse erano solo fantasie che si mischiano ai ricordi. In fondo non siamo altro che burattini di legno. La nostra famiglia ci tornisce e ci regala una sagoma fatta di regole e valori; i nostri amici ci levigano e ci regalano forme fatte di stima ed affetto; il resto del mondo poi ci segna e ci regala spigoli acuminati e fili che si tendono. Infine arriva l’amore, che ci regala la vita……almeno questo è quello che sospetto. Non ho mai letto Pinocchio fino in fondo. Sembrerebbe lineare, ma temo non lo sia. Quello che so è che si nasce soli, si muore soli, in mezzo c’è un casino. Buona Settimana e Buona Fortuna.
Viga
31/01/2010
Troppe Dimensioni
Righe e colonne, un universo fatto di celle, coordinate, un luogo apparentemente senza confini, ma in realtà già una prigione, una gabbia, senza sbarre né mura, senza odore, ma col potere di rinchiudere la mente in un dimora ovattata di numeri e certezze. Troppe ore passate così! Troppi pensieri condannati così, perché troppo più bravo degli altri o perché troppo più stupido degli altri!, probabilmente entrambe le cose. Ma cosa c’è lì fuori oltre il freddo maledetto e ricordi che non ti lasciano in pace?! Sono giorni che mi sento pesante, ho pensieri pesanti, faccio sogni pesanti, il mio corpo mi sembra pesante e temo di essere pesante anche nei confronti delle altre persone. Faccio anche fatica a scrivere, segno che l’inguaribile malinconica illusione, che spesso come pioggia innaffiava le mie parole, ha lasciato spazio al disincanto. Una vecchia canzone dice che si corre per rabbia o si corre per amore, io credo che sia la stessa cosa, che siano solo due lati della stessa figura, facce di un dado bislacco chiamato destino, o vita. Lo tiro e lo ritiro, ma non smette di uscire lo stesso volto e allora finisce che non avanzo neanche di una casella. Ormai la settimana è un’insidiosa gita nella giungla, abitata da bestie strane, scimmie eleganti, insetti, serpenti e camaleonti, che cambiano il colore della pelle a seconda del piano in cui si trovano. Dico a me stesso di ignorarli, di andare avanti e lasciare che si cibino gli uni degli altri, secondo la legge del più furbo; una persona vale le cose per cui è disposta ad arrabbiarsi, io non voglio valere così poco. Eppure non sono mai stato un falco che riesce a volare sopra le cose, sono piuttosto un quadrupede che viaggia col ventre spigoloso attaccato a terra, un orso maldestro ed emotivo, goloso, col naso ben immerso in quello che sta facendo, tanto che anche quando il sole tramonta, e la realtà diventa meno di un’ombra, serba con se il profumo di eventi fuggiti come non fossero mai passati. Oggi sono andato a vedere Avatar. Spettacolare il pianeta, carina la storia, anche se poco originale. Non sono d’accordo sul finale, ma è una favola a finisce come si conface ad una favola, forse l’errore sta nell’applicarlo alla realtà. Certo fa riflettere l’idea che magari il mio corpo sia solo l’involucro organico di uno spirito extraterrestre che cerca di infiltrarsi tra gli essere umani. E potrebbero essercene altri, forse anzi siamo tutti degli Avatar e questo mondo non è altro che una Matrice disegnata per tenerci inconsapevolmente in catene. Questo almeno spiegherebbe la sensazione di sentirsi a casa e allo stesso tempo in trappola dentro un foglio di calcolo. Meglio però non sapere la verità, tanto anche dovessi svegliarmi a scoprire di essere una farfalla, avrei comunque tutti i problemi che una farfalla deve affrontare; come imparare a volare, trovare un fiore su con posarsi, nutrirsi e innamorasi di un’altra farfalla col rischio che quella un giorno prenda e se ne voli via. No, meglio che i film restino tali, come le favole e i ricordi e il non poterci fare niente se anche io “avevo sognato di essere un guerriero che portava la pace...Ma poi mi sono dovuto svegliare.”Buona Settimana e Buona Fortuna.
Viga
04/01/2010
Notturno
A volte la notte fa paura, a meno di non diventare notte noi stessi; così, coperto dei residuati di troppo pigre lavatrici, mi vesto d’inverno e gli vado incontro. Nel silenzio il parco sospira, bisbiglia e attraverso il fiato che si fa fumo arrivo la castello. Questa sera sono stranamente leggero, il freddo pungente del Gennaio meneghino mi accarezza appena, con diffidenza. Quattro lati, quattro mura circondate da un morbido fossato. Una è scura, lampioni guasti, nessun oggetto animato, solo profili, mentre passo sono giusto un’ombra tra le ombre. Un’altra risplende delle luci della città, la terra diventa asfalto, riaffiori nella realtà dal mondo delle tenebre e capisci che forse sei ancora vivo o sei ancora in tempo per sentirti tale. La terza scintilla delle decorazioni e delle musiche del Natale, è un palcoscenico in cui reciti improvvisando la parte di te stesso, per il critico più puntiglioso, te stesso. L’ultima si tinge di lampi color smeraldo, verdi come la speranza, sottili come occhi che si sforzano nell’ambizione di scrutare il futuro. A ogni giro si ripete questa sequenza, oscurità, vita, trionfo, fiducia, una girandola impazzita che sembra disperdere la fatica invece di attirarla. Erano mesi che non mi sentivo così, sono uno sguardo rivolto al cielo, un pensiero impuro in una mente distratta, un lupo che osserva il sole eclissarsi e sono certo di sapere cosa si dicono i grilli quando cigolano tra loro nei caldi meriggi dell’estati fuori città. Dopo un po’non mi sembra più neanche di correre, ma di stare fermo e che sia la fortezza a ruotare su se stessa, all’inizio lenta, poi sempre più veloce, al ritmo delle musiche che sprigionano le luminarie delle feste. Canzoni note, ma delle quali non credo di sapere esattamente il titolo; riconosco White Christmas, e qualche altra, poi una specie di walzer, quindi l’affusolato e struggente Halleluiah, pronto a dirmi che l’amore non è mai una marcia trionfale, e a ricordarmi che è il decimo e ultimo giro, e che devo affettarmi perché il parco sta chiudendo. Così eccomi lì, per l’ennesima volta a doppiare il ponte levatoio virtualmente rialzato e a chiedermi se forse è questo il mio destino, girare intorno, assediare instancabilmente il castello dove si svolgono favole altrui o forse dove le favole non si vivono più da molto tempo. Per fortuna è il pensiero di un secondo, poi mi rituffo tra gli alberi, incredibilmente padrone della gravità. Di solito mentre corro, penso, rifletto, faccio una catasta dei problemi e finisco quasi sempre per venirne schiacciato. Stasera sono riuscito invece a metterli in riga, perfettamente allineati. Così certo non spariscono, ne diminuiscono, però devi affrontarne uno alla volta, ne vedi uno alla volta, e spesso così riesci anche a scrutare l’orizzonte. Buona Settimana e Buona Fortuna.
Viga
31/12/2009
Happy New Year
Come ormai è piccola tradizione del nostro blog, l’ultimo posto dell’anno viene scritto a quattro mani, anzi, vista la natura del mio coautore, direi due mani e due zampe. Tradizione, una parola antica, potente, che però spesso diventa vuoto gesto meccanico, qualcosa di vecchio e stanco; eppure le tradizioni, nel loro lento ma deterministico incedere, sono le stagioni della nostra vita, gli specchi nei quali anno dopo anno ci vediamo diversi e ci riscopriamo gli stessi. Il 2009 è stato per me un anno particolare, forse l’aggettivo giusto è frastornante. Ho appreso parecchie cose, e di alcune avrei fatto volentieri a meno, ma i corsi che ci tocca frequentare man mano che si va vanti a volte non sono quelli che ci saremmo scelti. Ho imparato per esempio che il successo non ha solo un luogo e una motivazione, ma anche un tempo, un momento che non necessariamente è quello in cui ci troviamo. Ho imparato che vincere è una cosa e continuare a vincere è un’altra. Ho imparato che per smettere si soffrire, è utile smettere di sentire. E ho imparato che smetter di sentire è peggio che continuare a stare male. Ho imparato che la fede difficile da mantenere. Ho imparato che un vero amico non solo si fa trovare quando hai bisogno di lui, ma ti viene a cercare quando non ne hai. Ho imparato a non dar per scontate le persone, soprattutto le donne. E ho imparato che è più saggio avere a letto due cuscini. Ho imparato che un pesce di Aprile può non essere uno scherzo. E ho imparato che anche se ti trovi ad essere il personaggio di una favola, non è detto che tua sia nella parte del buono, quello che vivrà felice e contento. Infine credo di aver imparato che lo scopo della vita in fondo è la vita stessa, data, ricevuta, vissuta. Ora vai pennuto, avrei preferito un falco, ma mi accontenterò di te; mi raccomando limita le belinate che mi rovini il post.
Quest’anno è stato un anno particolare, ha segnato una svolta nella mia vita. E’ stato un anno di crisi globale, che ha toccato tutti, chi + chi meno. E’ stato un anno durante il quale ho capito che le vere amicizie si contano sulle dita di una mano. Indimenticabile l’esperienza in Giappone e il week-end a Londra. Domani sarà il 2010, 10 anni son passati dal famoso capodanno del millennio, il tempo vola e purtroppo questa è la dimostrazione! E son pure 10 anni che mi alleno in palestra!!! Quest’anno non faccio propositi per l’anno nuovo, prenderò la vita così come viene, perché va goduta. L’unico pensiero è che passi veloce gennaio e febbraio, che sono i mesi + grigi!!
Ringrazio di cuore il mio compare di blog, spalla sempre presente in qualsiasi circostanza, anche se quest’anno ci siamo visti veramente pochissime volte…per fortuna c’è messenger che ci tiene in contatto! Gli altri saluti li lascio fare al mio socio, lui è + bravo di me a paracularsi la gente :-DD!! Buon 2010 !!!!
E quindi che lo sia veramente un meraviglioso 2010, per Pollo, per me, ma soprattutto per te che ci hai seguito fin qui, si, proprio te, che ti stai chiedendo se sto parlando di qualcun altro. Non c’è nessun altro, solo io, o Pollo, e poi tu.
BUON ANNO E BUONA FORTUNA!!!
Viga e Pollo
15/12/2009
Letterina 2009
Caro Babbo Natale
Rieccoci! Stavo pensando che forse dovrei scriverti qualche volta anche durante l’anno, che pare brutto farsi vivo sempre e solo sotto Natale, quando dai cassetti, insieme a maglioni pesanti, guanti e cappelli tiriamo fuori anche un po’ di buoni sentimenti, fiduciosi che la naftalina li abbia conservati altrettanto bene, ma sperando nessuno faccia caso a quel odore, che è allo stesso tempo sinonimo di cura premurosa e imperdonabile oblio. Di quello che mi hai portato l’anno scorso mi è rimasto ben poco, molto l’ho smarrito per distrazione, qualcosa me l’hanno sfilata via, in parte abbindolandomi, in parte convincendomi che in fondo era solo un maldestro prestito e che non ero io il legittimo destinatario. Certo, nel poco tempo che ho avuto a disposizione, ho imparato a decifrare un po’ di silenzio, non ad ascoltarlo, quello non succederà temo mai, ma almeno a tradurlo in brevi sospiri; la pietra filosofale ha invece esaurito presto il suo effetto, ciò che era diventato della sostanza di cui sono fatti i sogni e tornato ad essere composto di semplice realtà e io mi ritrovo a pensare a quel breve racconto che mi avevano fatto leggere da bambino e a come l’incompreso Colombre sospetto possa esistere anche sulla terra ferma. Tornando al motivo della lettera e visto che li ho finiti da un po’, comincerei col chiederti qualche altro gettone per far suonare il distributore del caffè e un boccaglio per respirare con la mente. Poi mi piacerebbe un set di matite fatte di gomma da masticare alla fragola e un blocchetto di biglietti da visita a specchio senza scritto niente. Vorrei uno spazzolino da denti che mi faccia ridere di gusto e delle lenti a contatto che rimpiccioliscano i problemi ed ingrandiscano le soddisfazioni. Se queste le hai finite vanno bene anche degli occhiali con cui riesca a vedere le realtà per quello che è, e non per quello che temo sia o per quello che spero possa essere. Mi piacerebbe anche une mensola per sistemare le giornate perdute a rimuginare e un ferma weekend da tavolo. Vorrei una stanza piena di bottoni e un trampolino di lancio per ceste del bucato. Vorrei un bidone della spazzatura con giacca e cravatta. Vorrei un pacchetto di biscotti con stelle cadenti e una confezione di caramelle al sapore di vittoria. Vorrei una pianta grassa che faccia le flessioni e un salice piangente che faccia le imitazioni. Vorrei conoscere l’Omino Bianco e chiedergli se ha un mulino di proprietà. Vorrei una cicogna a scoppio telecomandata e un mantello che renda sempre visibili agli occhi di chi ci vuole bene. Infine vorrei domandarti una cosa: ti senti mai come una cipolla? A me sta cosa di essere come una cipolla spesso mi leva il sonno. Con questo ti saluto, ricordandoti che non ho il camino, che giovedì nella mia via c’è il lavaggio strade e che in fondo non mi aspetto niente di quello che ti ho chiesto, perché ho messo di credere alle fiabe un po’ di tempo fa. Però se capiti dalle mie parti, passa a farmi un saluto, che ci beviamo un amaro insieme e facciamo due chiacchiere, tanto ti ho detto di aver smesso di dar retta alla fiabe, ma non di cercare la compagnia di personaggi favolosi. Buon Natale Signor Claus e Buona Fortuna.
Viga
04/12/2009
Un Cattivo Buono
Mi viene in mente una puntata di Smallville, già forse è uno sciocco telefilm, ma ho sempre avuto un debole per i supereroi e per quello che essere un supereroe significa, per quello che è il prezzo da pagare per aver scelto di esserlo. Comunque, in quella puntata Lex Luthor scopre di essere destinato ad divenire il nemico giurato di un essere invincibile arrivato sulla terra con poteri straordinari, colui che sarebbe stato conosciuto negli anni futuri come Superman; fin qui tutto regolare, però mi ha colpito come si chiude l’episodio, col pelato che si chiede; “Allora costui dovrebbe venire dalle stelle, avere il potere di dieci uomini e lanciare fuoco dagli occhi, giusto? Se una persona fosse capace di tutto questo potrebbe conquistare il mondo e diventare un tiranno se qualcuno non lo controllasse. Perciò ho pensato che coloro che combatteranno contro di lui dovranno essere molto coraggiosi e forse, il vero eroe di questa storia, non sarà costui, ma colui che farà di tutto per opporvisi.” Diamo così per scontato cosa sia il bene, che finiamo per non vedere altro e ci facciamo abbagliare dal luccichio dei nostri stessi occhi. Ma capire cosa sia bene, capire cosa sia giusto, è conseguenza prima di tutto del comprendere cosa sia male, cosa sia sbagliato. Io non lo so più a quale lato appartengo. Anche se la paura, la rabbia, l’aggressività che provo ultimamente mi fanno temere. Troppo facilmente si dice agli uomini di sognare, di inseguire i propri sogni, senza valutare le conseguenze, senza tenere conto che al mondo ci sono più uomini che sogni, più cuori che pulsano separati, di desideri che battono distinti; forse perché le persone hanno sempre meno fantasia, forse perché le cose belle sono sempre più rare, spesso uniche, come le stelle del cielo, che sembrano un’infinità, però alla fine quelle che ci restano fotografate nello sguardo sono una manciata scarsa. Andando avanti così, diventeremo tutti predoni, ladri recidivi dei desideri altrui: oggi a te, domani a me, visto che comunque io ho già dato ieri, dopodomani chi lo sa. Sembra un labirinto senza uscita, ma in realtà la soluzione esiste ed è tanto banale, quanto faticosa: ogni tanto bisognerebbe desiderare che si realizzino i sogni altrui, con la stessa convinzione con cui si sostengono i propri desideri. Belle parole, ci lavorerò in alta quota, sperando di rubare alla neve appena caduta un po’ del suo candore. Buon Weekend e Buona Fortuna.
Viga
20/11/2009
Influenzato
La stanchezza può giocare strani scherzi, soprattutto se sussurrata dal demone dell’influenza, soprattutto se supportata dalle sponde viscide del fiume dei ricordi, fatto sta che ho pensato, io conosco questo profumo, non posso assicurare che esista al di fuori della mia testa, ma posso giurare che lo conosco, come conosco le rughe scolpite troppo spesso sulla mia fronte. Però ho tirato dritto, oltre il cancello, oltre la macchina parcheggiata a irridere il caso, oltre la mia volontà, perché volere ciò che non si può, a volte è genio, altre è pazzia, ma spesso è semplicemente inutile. Recuperare le energie ora è fondamentale, fisiche e mentali, anche se le prime sono allo stesso tempo prezzo necessario a rinvigorire le seconde. A volte mi chiedo se scavare sia la scelta giusta, se non sia meglio accumulare, impilare e fregarsene del vento, tanto esistono comunque i terremoti e la prima volta che ne affronti uno, ti rendi cosa significhi veramente tremare per qualcosa. Hai mai la sensazione che non sia il tempo a scorrere in vanti, ma tu a scivolare un po’ ovunque come ghiaccio su ghiaccio, come una biglia di ferro su un piano basculante? Poche soddisfazioni sul lavoro e troppe umiliazioni con la palla a spicchi rendono queste settimane più fredde e grigie di quanto l’orizzonte mette realmente in scena. A volte vorrei mollare tutto, spegnere la luce e vedere che succede. Solo che ho il presentimento che nulla cambierebbe, che si le ombre sparirebbero, ma solo perché tutto diventi oscurità. E poi io ho tanti difetti, ma non sono uno che molla. L’unica cosa da cui sono solito fuggire, sono i saggi consigli. Cazzo, la felicità è banale, banale come pacca sulla spalla, come un pensiero che torna indietro, come una retina che fruscia. La felicità è banale, siamo noi che siamo complicati. Buon Weekend e Buona Fortuna.
Viga