21/11/2008
NY 2-11-08
La sensazione è che il mondo, in fondo, potrebbe anche essere così: un luogo in cui le persone si sostengono l'un l'altro senza conoscersi, si apprezzano senza distinzioni di razza e di cultura, si ritrovano a celebrare insieme un momento comune, anche se di comune hanno davvero solo quello. La Maratona Di New York è stata per me, sopra ogni altra cosa, un'esperienza umana incredibile e inaspettata, una sbirciatina ad un mondo perfetto che sonnecchia in una bolla di sapone sospesa tra la terra e il cielo e che pochi istanti dopo quella linea di arrivo è destinato a scomparire. New York è una città dura, così come lo è la sua gente. Girandola, anche solo da turisti, si ha la sensazione che sotto a tutte le sue luci si nasconda una quotidianità da affrontare a muso duro, con lo sguardo fiero e la rabbia negli occhi, con in mente i propri diritti, i propri doveri, i propri spazi, il proprio percorso. Hai la sensazione che pochi si fermerebbero ad aiutarti, se avessi bisogno di qualcosa. Forse nessuno. E poi ti ritrovi con questa stessa gente e con molta altra gente che viene da ogni parte del mondo sul ponte di Verrazzano, alle spalle un cumulo di vecchi vestiti e davanti una strada che sembra infinita, e vedi quegli stessi occhi, gli occhi di New York, che si riempiono di una luce tutta nuova e che si aprono al mondo con la speranza e l'innocenza di un bambino. Staten Island, Brooklin, il Queens, Manhattan, The Bronx, Harlem, Central Park. La Maratona è concepita così, come un viaggio tra i quartieri di NY, tra la gente di NY, dentro l'anima di questa città incredibile che si ferma, per un giorno, a vedere passare questa assurda folla multicolore. Poi, certo, c'è la gara in se'. Ci sono 42 km di sofferenza, speranza, paura, gioia, adrenalina, euforia, incredulità, dolore. Ci sono mesi di preparazione, per tutti, per chi l'ha fatto con la regolarità e la disciplina di un semi-professionista, per chi con l'incoscienza e l'irregolarità di un nuovo arrivato ignaro della grandezza dell'impegno, chi per fare il suo tempo migliore, chi solamente per raggranellare la speranza di poter arrivare fino alla fine. Ma quando ci si ritrova su quel ponte, le cose che contano sono le stesse per tutti, la sensazione è quella di una grande cosa che sta per cominciare, una grande cosa di cui tu hai scelto e avuto la possibilità di fare parte. La mia storia, è quella di una persona che si è innamorata della Maratona qualche anno fa. Non solo di quella di NY, di quello, senza offesa, sono buoni tutti. No, io la Maratona la amo in se stessa, per i suoi 42 km, perché è la gara più lunga, perché è la più affascinante, perché è una cosa che devi conquistare metro per metro, perché se ci provi e basta vince sempre lei, perché è come una donna capricciosa e inafferrabile che decidi di conquistare: devi mandarle fiori, cioccolatini, regali… e poi alla fine non c'è nessuna garanzia, in ogni momento sai che ti potrebbe scaricare, senza una spiegazione, lasciandoti stordito a chiederti che cosa hai fatto di sbagliato. Io ci ho provato, a corteggiarla. Per 3 anni. E sono stata respinta; con gentilezza, se volete, quasi con tenerezza, ma sempre respinta rimane. E così quest'anno, sono andata a NY con pochissime aspettative di performance, consapevole, in modo ormai definitivo, che La Maratona, comunque la si voglia mettere, è al di là della mia vera portata. Posso arrivare in fondo, ok, ma non sono e non sarò mai Una Maratoneta. Nemmeno amatoriale. Non sono, e non sarò mai, Una-Che-Corre. Quello che sono, quello che posso essere, è una che corre. E va bene lo stesso, in fondo, lo so, solo che quando ti ritrovi sulla 1st avenue, verso il 30° km e senti di non poter andare avanti neanche un metro, non decorosamente, non sollevando i talloni da terra, con i gomiti, forse, con i denti, magari, ma non con le gambe, be', quando sei lì un po' ti dispiace, perché se fossi Una Maratoneta, anche piccola, anche amatoriale, arriveresti fino in fondo per davvero, alzeresti le braccia, guarderesti il cronometro e sarebbe perfetto. E invece a me, di alzare le braccia sotto l'arrivo, in due anni di Maratona a NY, non mi è proprio venuto. Per cui ho deciso di smettere di cercare di diventare Una-Che-Corre e di accontentarmi di essere quello che sono, di fare quello che posso fare, con la fatica, le gambe che fanno male e il respiro che manca, dopo 3 km, ok, e allora? Non sono mica Una Maratoneta, non ho problemi di tempo, di cronometro, di ripetute, di pulsazioni, di record, di allenamenti, di lunghi, corti, medi…. Quello che mi rimane…è la parte migliore.
Paolina
20/11/2008
La Domanda Giusta
"A me m'ha sempre colpito sta faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già tutto dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay, allora intesi per il 13 Maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 Maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio."
Da Novecento di “A. Baricco”
Forse stiamo sbagliando tutto, da sempre; forse ci hanno sempre ingannato e la domanda che sta alla base di tutte le altre, il quesito che genera tutti gli altri come una sorta di Big Ban enigmistico, non è perché, ma è come. Perché, è solo una perdita di tempo! “Perché il sole sorge e tramonta e le stelle non sono altro che capocchie di spillo nel mantello della notte……” “Non c’è perché!” Buona Settimana e Buona Fortuna.
Viga
18/11/2008
Volta Gabbiano
“Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio, e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti. Tu sei uno che vola velocissimo vero? Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all'ora, né un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non h limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là.”
Il Gabbiano (J. Livingstone)
Sono completamente dissociato, perennemente in disaccordo con me stesso e ovviamente con tutti gli altri che sono a favore di una o dell’altra parte. Dal mio cactus guardo giù scalzo e penso che in fondo la risposta sia sempre la stessa. Annuso l’aria e sento che la stagione è inesorabilmente cambiata, forse è il caso di cambiare anche le coperte, aggiungere uno strato, per non disperdere il calore, perché il calore è prezioso, perché il calore costa caro. Ieri sera sono uscito con una tipetta carina, dolce, simpatica, una di quelle con cui puoi divertiti anche solo a bere una birra. Peccato sia un po’ piccolina, anche se a tre mesi ha già imparato un sacco di cose, e abbia il vizio di masticare le foglie. Giovedì riparte il campionato, finalmente si gioca, finalmente si fa su serio, finalmente un po’ di manesca serenità. Sono abbastanza sicuro che il ghiaccio possa bruciare ed il silenzio assordare, quello che mi chiedo è se la felicità possa rendere tristi. Buona Settimana e Buona Fortuna.
Viga
16/11/2008
Respirando in Apnea
“Niente dura per sempre, neppure la fredda pioggia di Novembre”, così, tra le note di questa canzone, ripenso al sole che venerdì sera si è svelato quasi a sorpresa all’uscita dall’ufficio, dopo giorni di pioggia, che sembravano non dover più finire, rendendo grigia e vuota ogni mattina della scorsa settimana. E invece, in cinque minuti tutto è cambiato, le nuvole si sono dissolte, un azzurro cielo si è palesato, dimostrando ancora una volta, che è quello il suo colore naturale; bianco sporco e grigio sono solo macchie che il vento prima o poi spazza via. Cinque minuti, il tempo necessario ad un caffè, ad una telefonata, a salvare una vita e forse a salvare il mondo intero…..si possono fare un sacco di cose in cinque minuti. Poi, non è che ci sia molto che valga la pena di essere raccontato, una notte di sonno senza pensieri, come non mi ricordo l’ultima volta che mi sia capitata, di quelle dove ti sembra di essere una bolla di sapone che svolazza coccolata dal vento, immagini cose che gli altri non sanno immaginare e l'universo attorno a te luccica e profuma di pulito. Poi uno spillo che ti risveglia, è sabato e la realtà torno a filtrare attraverso i ventri poco delicati della finestra. Quindi ricordi confusi, di attività frenetiche, sudore e stanchezza improvvisa, con gli amici che però fanno abbastanza fracasso per tenere lontano il sonno, i sogni, le nuvole. Il tempo rallenta, poi accelera, quindi svolta, si ferma e riparte, solo una cosa non riesce a fare, tornare indietro. Un casino orientarsi, un casino trovare la direzione…….forse ci vorrebbe una bussola come supporto, se le bussole non avessero il difettaccio di puntare sempre e comunque a nord. Ora eccomi qui, in questa assurda domenica sera a fare lo slalom, prima corro a sinistra, poi a destra, poi ancora destra, quindi mi abbasso, salto, scatto in avanti e faccio un finta, uno abbocca, l’altro no, quindi mi tocca buttarmi, rotolare sul fianco, poi in piedi, cambio di direzione, un altro salto…….non so quanto riuscirò a resistere, non so quanto riuscirò ad evitarli, prima o poi un dei miei pensieri mi colpirà………eccolo, il primo, sento già il calore del sangue che mi scivola sulla pelle. Copritevi che a nord fa maledettamente freddo. Buona Fortuna e Buona Settimana.
Viga
16/11/2008
Stop all'alcol!!! :-D
Domenica sera.Tra poco inizia il tour de force tra negozi x regali ad amici e parenti.Onestamente quest'anno sono al verde di soldi e idee. :-D Quindi nn rompetemi ke quest'anno regali nn ne faccio :-D (ho trovato la scusa buona x evitarmi sta grandissima rottura di palle ke ogni anno mi logora!!).Oggi,volevo comprare cod5...maremma bischera Saturn e Mediaworld kiusi,il buon Umbe è andato alla ricerca con esiti negativi!Destino ke devo spettare domani!!Sto week-end è stato stranissimo....Giovedì è iniziato con la cena dei ex compagni di classe,solito copione,si inizia sani e si finisce alcolizzati!!!vene sera ero storto come un cavallo,3 birre medie doppio malto hanno fatto il loro effetto!!! Soprattutto era un mese e passa ke al max bevevo una birra causa maratona alle porte!!!Sabato mi son addormentato verso le 22,risvegliato verso le 23,mandato un sms,ho spento il cell e ho optato x una sanissima dormita!! Così domenica mattina ho fatto la cazzata ke ha buttato nel cesso 2 settimane di riposo da corsa....ho ripreso a correre...manko 5km e il piede mi faceva un male della madonna.....bestemmie e santi volati a gogò,mesto mesto son ritornato a casuccia...camminando,zoppicando.ke delusione.Ricapitolando sto week-end è iniziato col botto e finito in una mattinata tristissima.Vediamo cosa ci regala la settimana entrante,io ora vi lasuto,vado a cibarmi ke ho fame!Stameni bene!
Ola
Pollo
14/11/2008
.....ti presento Sally.
No, il film non c’entra, anche se in fondo è una bella storia che ha fatto sognare metà delle persone che l’hanno visto…e illuso la restante quota di spettatori. E non ha influito neppure la canzone, anche se è una bella canzone, e oggi come non mai sento che la vita un è brivido che vola via, un equilibrio precario….sopra la follia. Così hanno deciso invece, perché Sally è la sorellina di Charlie Brown, la buona, vecchia Sally Brown come ripete Snoopy, quando lo avvertono che è nata e come l’hanno chiamata. Per me, che non sono a tal punto appassionato, è semplicemente un bel nome, anche se devo ammettere che i Penauts hanno il potere di esprime, in pochi riquadri, pensieri e concetti terribilmente difficili da scrivere o raccontare, soprattutto quando vuoi dire qualcosa e non trovi le parole giuste, perché a volte le parole non bastano, perché a volte le parole non escono, perché a volte le parole non esistono. Sally è un cucciolo di Border Colly con la faccia irresistibilmente sveglia e due calzini bianchi a ricoprire le zampe posteriori. Questa settimana c’è un sfilata al numero 5 di Via Canova per venire a conoscerla, per farle una carezza, per umiliarsi e regredire fino ai primordi solo per strapparle un po’di attenzione. Non ho mai capito bene cosa ci succeda in questi casi, la tenerezza è un lusso che raramente ci si può permettere a questo mondo, non siamo abbastanza forti per essere anche teneri, siamo iceberg con la maledetta paura di dissolverci e ci dimentichiamo che il ghiaccio che si scioglie non scompare, ma muta semplicemente forma. Sally è terribilmente perspicace e ogni secondo che passa sembra aver imparato qualcosa di nuovo. Come tutti i cuccioli, non è mai stanca di giocare, ma come tutti i cani da pastore le piace organizzare, mettere ordine e non perde mai di vista il suo padrone, perché sa che è da li che vengono le risposte, anche se le domande non le si sono ancora formulate nella mente.
Poche ore al weekend e incredibilmente lo temo; temo ciò che significa, ciò che nasconde, ciò che libera! Vorrei poterlo fermare e mettere via per tempi migliori, per quando avrò qualcosa di più costruttivo da fare, per quando avrò più idee che pensieri. Non è possibile, perché il tempo non è nostro, è solo un prestito, a volte investito bene, alter volte sprecato, ma che comunque prima o poi dovremmo rendere. Oggi Sally va conoscere il mare, io invece resto, perché il mare l’ho già conosciuto. Buon Weekend e Buona Fortuna.
Viga
12/11/2008
Prove Generali di Pazzia
Adesso cerca di capire, fratello. Cerca di capire, fratello. Cerca di capire, se puoi /
Tutto quel mondo negli occhi /
Terribile ma bello /
Troppo bello /
E la paura che mi riportava indietro /
La nave, di nuovo e per sempre /
Piccola nave /
Quel mondo negli occhi, tutte le notti, di nuovo /
Fantasmi /
Ci puoi morire se li lasci fare /
La voglia di scendere /
La paura di farlo /
Diventi matto, così /
Matto /
Qualcosa devi farlo e io l'ho fatto /
Prima l'ho immaginato /
Poi l'ho fatto /
Ogni giorno per anni /
Dodici anni /
Miliardi di momenti /
Un gesto invisibile e lentissimo. /
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. E' genio quello. E' geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l'ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l'ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte del mondo, l'ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d'inverno, i lupi la notte, quando quell'uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria. E' un lavoro di cesello. Ho disarmato l'infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l'altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno mai ho raccontato se non a te.
Da “Novecento” di Alessandro Baricco.
Capita mai anche a voi di inchiodarvi su quella maledetta scaletta, di stare lì a guardare “tutta quella città” senza trovarne la fine e non riuscire a decidervi se scendere e rischiare tra vivere o morire oppure risalire e limitarvi a sopravvivere!?
Viga